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Giulietta degli spiriti

di Matteo Ruzza | Inserisci un commento
(1 voti)
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GIULIETTA DEGLI SPIRITI
id.

 
1965 - 137 minuti

Regia: Federico Fellini
Sceneggiatura: Federico Fellini, Tullio Pinelli, Ennio Flaiano, Brunello Rondi
Cast: Giulietta Masina, Sandra Milo, Mario Pisu

Due anni dopo il capolavoro totale di "8 1/2", Fellini ripercorre la strada dell'analisi psicanalitica incentrata su un personaggio unico e dominante con "Giulietta degli spiriti". Giulietta è la versione femminile di Guido, ne condivide le inquietudini (rapporto coniugale, necessità di solitudine, volontà di cambiamento) e l'età ormai avanzata, ma li separa un solco profondissimo: quello della diversa caratterizzazione psicologica, della sessualità femminile così distante da quella maschile e dall'atmosfera che si respira nei due film (in bianco e nero e a suo modo pacata per "8 1/2", cromaticamente strabordante e barocca in "Giulietta degli spiriti").
La critica tende a sottovalutare questa pellicola, sicuramente non priva di difetti ma autenticamente sentita e dotata di un apparato visivo (come al solito Fellini esterna l'interiorità in un tripudio di rimandi freudiani) affascinante, patinato, spesso eccessivo e proprio per questo indimenticabile.
Gli spiriti di Giulietta sono le voci dei suoi ricordi, delle sue paure, delle sue incertezze, dei suoi desideri. Sono la voce burlona del nonno scappato con una ballerina di varietà quando Giulietta era piccola, sono le preghiere e le umiliazioni incappucciate di una rigida educazione cattolica, sono il sussurro di un'amica di gioventù suicidatasi per amore. Gli spiriti sono anche immagini mentali, materializzazioni di ricordi sempre in bilico tra realtà e finzione, tra proiezioni dell'inconscio e registrazione fedele dei sensi.
Le pulsioni di morte e la paura della vecchiaia fanno capolino (o letteralmente emergono) nei momenti più impensati. Si può dire che lo spazio del film sia uno spazio mentale, autoreferenziale, creato da e per Giulietta, popolato dai suoi sogni e dalle sue angosce, privo di una realtà oggettiva ma assolutamente plausibile per la protagonista.
L'alternarsi di notte e giorno, fuoco e acqua, peccato e redenzione, sogno e realtà creano un moto simile a quello di un'altalena o di un pendolo, apparentemente inarrestabile, che oscilla ora verso paradisi fantastici ora verso limbi cimiteriali per lasciarci infine (rincuorati o semplicemente rassegnati) a seguire con lo sguardo l'uscita simbolica di Giulietta dai cancelli della sua villa/vita. Cosa le serba il futuro rimane fuori dall'inquadratura.

Giulietta degli spiritiRecensito da Matteo Ruzza4,0
Questa e' l'opinione di Matteo Ruzza. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Maurizio Macchi  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.

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