Quattro carogne a Malopasso

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QUATTRO CAROGNE A MALOPASSO
id.


1989 - 82 minuti

Regia: Vito Colomba
Sceneggiatura: Vito Colomba
Cast: Salvatore Cipponeri, Tony Genco, Nicola Vultaggio

Sarebbe troppo facile parlare male di un film come "Quattro carogne a Malopasso". Forse meglio rubare caramelle ad un bambino, oppure sparare ad un morto. Il kolossal western e amatoriale diretto dall'improvvisato regista Vito Colomba, non può e non deve essere liquidato con qualche commento ironico come il ronzio fastidioso della Gialappa's Band che commentava spezzoni della pellicola durante il suo Mai dire tv. Perché Vito Colomba è il nostro Ed Wood e "Quattro carogne a Malopasso" è un italico "Piano 9 da un altro spazio". Ciò che accomuna i due fetidi registi è la voglia di cinema più di ogni altra cosa, ma anche il coraggio di buttarsi in quello stesso mondo da loro sognato. Il loro è un volo di Icaro: il basso budget, gli attori cani e lo scarso mestiere non fanno altro che presagire il suono del tonfo che emetteranno i loro corpi una volta venuti a contatto con il suolo: è nel loro gesto che nascondono l'arte, più che nel prodotto fatto e finito.
E il coraggioso Colomba mette in piedi un anti-western alla Sergio Leone, dove i tempi di attesa, la suspense e la dilatazione temporale sono completamente annullate a favore della noia: la camera registra indefessa lunghe camminate che aspirano all'epica ma ottengono l'esatto contrario, perché l'eroe Bill(e) Nelson, il protagonista del film, è imbrigliato in una fitta rete di malefatte e ingiustizie da cui non potrà mai uscire perché la sua Malopasso funziona così. Colomba ambienta il film nei selvaggi territori del west, immergendo però il tutto in un contesto totalmente siciliano. Non è solo una questione di accento e modi di dire, anche lo scalcagnato messaggio di fondo della pellicola è in realtà un attacco alla mafia e al coinvolgimento del potere con essa.
Colomba ci prova, e fallisce. Ma molto probabilmente entrerà lo stesso nella storia del cinema italiano che, raramente, è riuscito a trovarsi davanti ad un film brutto, inutile e noioso. Insomma, un capolavoro del cinema in tutto e per tutto.

Questa è l'opinione di Matteo Contin. I pareri del resto dello staff:
Maurizio Macchi  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

Commenti (3)

  1. Commento inserito da lollo:

    non definire fastidiosa la gialappas band, cazzone, sono commentatori comici e anche piuttosto bravi, le “perle”di filosofia bassa che fai le lasciamo a sto cazzo


  2. Commento inserito da zioxian:

    basta con ste seghe mentali che ti fai asino, primo i gialappas sono molto bravi e secondo abbrevio la tua “”"recensione”"”, notare le triple virgolette.
    E’ semplicemente uno che con zero soldi ha provato a fare un film per fare soldi, probabilmente fallendo, quindi senza tutte ste menate della passione, perchè è come se mi mettessi a girare un film con il cellulare, di certo non ho in mente tuttel e vaccate che dici tu


  3. Commento inserito da Tuco:

    Accedere ad internet e commentare qualcosa, qualunque cosa, con violenza verbale assolutamente fuori luogo. Sempre questo ormai il passatempo preferito degli internauti.
    Amo Mai Dire TV e amo i “gialappi”, quindi mi discosto dal giudizio negativo sul loro tipico chiacchiericcio perculante.
    Ciò non toglie che, oggettivamente, l’opera di Vito Colomba ha parecchio di romantico… di poetico.
    Non parlo del film in sé, che ovviamente è una robaccia e fa, involontariamente, ridere parecchio.
    Mi riferisco ai retroscena e al contesto ambientale-culturale nel quale nasce il film.
    Non mi dilungo ulteriormente e lascio parlare un documentario (ottimamente realizzato) che parla proprio di “Quattro Carogne a Malopasso”. Si intitola “Ritorno a Malopasso”. Lo trovate facilmente su YouTube.
    Vi invito a guardarlo tutto.
    Probabilmente, non cambierà di una virgola l’opinione degli agguerriti hooligan del web… ma ci provo comunque.

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