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Il mio Paese

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IL MIO PAESE
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Italia, 2006 - 105'

Regia: Daniele Vicari
Sceneggiatura: Daniele Vicari
Cast: -

Tra il 1959 e il 1960 al documentarista Joris Ivens venne commissionato da Enrico Mattei e dall'ENI un film documentario che fosse capace di mostrare il vero volto dell'Italia del dopoguerra. Oltre al rilancio economico, Ivens documentò (avvalendosi della collaborazione dei fratelli Tavianic per la regia, di Moravia per i testi e di Enrico Maria Salerno come narratore) anche la miseria e la povertà che imperversava ancora nel Belpaese e così vide la luce "L'Italia non è un Paese povero". O almeno così sarebbe dovuta andare se la Rai non avesse deciso di fare dei tagli per mostrare solo la faccia positiva dell'Italia. Il film voluto da Ivens uscì solamente nel 1999 grazie all'aiuto di Tinto Brass che, dopo aver partecipato alla realizzazione della pellicola come addetto alle riprese della seconda unità, pensò bene di portarne in salvo una copia a Parigi.
Dal 1960 al 2006 sono passati quasi cinquant'anni e - com'è normale - il paese è cambiato. Ripercorrendo i passi di Joris Ivens, il regista romano Daniele Vicari documenta questo cambiamento con "Il mio Paese", documentario sospeso tra la descrizione del passato, la documentazione del presente e le visioni del futuro. Facendo visita alle grandi industrie sparse per l'Italia (questa volta percorsa da sud verso nord), Vicari testimonia con partecipazione e buon occhio registico, il mondo del lavoro e dei lavoratori. Il risultato è un documentario sincero e non manipolato da preconcetti, capace di raccontarci il passato industriale del nostro paese e di sognare il suo futuro: è qui che il lavoro di Vicari si dimostra essere interessante. "Il mio Paese" non si limita a fare prediche, a lamentarsi, a piangersi addosso, ma mentre ci mostra il declino di un'Italia industriale, ci porta a conoscenza dell'Italia che è stata capace di rialzarsi da questo declino, ripartendo dall'uomo e dalla terra.
Senza risparmiarsi qualche idea poetica improvvisa e spiazzante (come la zingara nel prologo del documentario), "Il mio Paese" è un canto di speranza prima ancora di essere un documento di archeologia industriale. Un po' come la canzone firmata da Massimo Zamboni (che ha composto la colonna sonora dell'intero documentario) e cantata da Nada che chiude il film e che commuove per la sincerità con cui riesce a leggere tra le pieghe della nostra Italia.

Questa e' l'opinione di Matteo Contin. I pareri del resto dello staff:
Maurizio Macchi  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Matteo Ruzza  n.v.

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