Don't say a word
DON'T SAY A WORD
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2001 - 113 minuti
Regia: Gary Fleder
Sceneggiatura: Anthony Peckham, Patrick Smith Kelly
Cast: Michael Douglas, Brittany Murphy, Sean Bean
C'è uno psichiatra che si fa dare duecento dollari l'ora per fare domande ai ragazzini dell'alta società newyorkese. Allo psichiatra viene rapita la figlia. C'è una ragazza pazza che ha quasi ucciso un infermiere e, dall'età di 8 anni, fa dentro e fuori da istituti psichiatrici. La ragazza custodisce un numero. C'è un delinquente che rapisce una bambina e cerca un numero.
"Don't say a word", thriller dell'americano Gary Fleder si apre con una storia che, seppur ricordando un po' troppo "Ransom - Il riscatto" et similia, trova una certa originalità nella chiave psichiatrica delle vicende. Non che vi sia nulla di così originale da risultare strabiliante, ma se non altro ciò lo distingue un poco dalla massa informe di thriller che ogni anno passano dai palinsesti televisivi. La sceneggiatura firmata da Antohony Peckham ("Sherlock Holmes", "Invictus") e Patrick Smith Kelly ("Delitto perfetto"
) si rivela essere una buona struttura portante sul come riesce a distribuire i vari elementi della storia nella narrazione: non parlo solo dei vari misteri che fanno parte della trama (che comunque non sono nulla di che), ma soprattutto della gestione dei personaggi. Se infatti gli assoluti protagonisti del film sono lo psichiatra interpretato da Michael Douglas, il personaggio di Brittany Murphy e lo spietato delinquente impersonato da Sean Bean, la coppia di sceneggiatori riesce a gestire in modo ottimale tutte le linee narrative secondarie (quella della moglie di Douglas, quelle di sua figlia e quella del commissario che segue le indagini), facendole subentrare nella trama principale in modo poco invasivo e sempre utile alla storia.
La regia di Fleder passa quasi indolore, facendo un lavoro sufficiente ma con evidenti scivoloni, come l'inserimento programmato di continui ralenti che, non solo risultano essere inutili al fine della narrazione, ma danno fastidio nel loro voler sottolineare alcuni
elementi. Sulla stessa linea, risulta essere anche il lungo flash-back in metropolitana: non hanno ancora capito, negli States, che non serve un ralenti e le voci con l'eco per far capire allo spettatore che quello è un salto nel passato?
Michael Douglas e Sean Bean (il Boromir de "Il signore degli anelli - La compagnia dell'anello") fanno il loro dovere senza grossi problemi. E' naturale quindi che la giovane Brittany Murphy ("Spun", "Tutte le ex del mio ragazzo") rubi la scena di due navigati attori: nonostante la sua interpretazione parta un po' troppo sopra le righe, con l'avanzare della pellicola si riscatta con una recitazione molto fisica, urlata, vissuta, senza per questo risultare troppo melodrammatica.
Don't say a wordRecensito da Matteo Contin3,0
Questa e' l'opinione di
Matteo Contin. I pareri del resto dello staff:
| Maurizio Macchi | n.v. |
Marta Mischiatti |     | Matteo Ruzza | n.v. | | |
Commento inserito da Gegio:
Io lo metterei dalle stesse parti di Panic room di Fincher, e non solo per il ricordo che ne ho, a distanza di anni dalla visione. C’è qualcosa in comune tra i due film…
OT: Il Torneo degli Oscar è arrivato all’anno di Titanic…
http://iltorneodeglioscar.blogspot.com/2010/01/le-nomination-del-1998.html