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La città delle donne

di Matteo Ruzza | Inserisci un commento
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LA CITTA' DELLE DONNE
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1980 - 139 minuti

Regia: Federico Fellini
Sceneggiatura: Federico Fellini, Bernardino Zapponi, Brunello Rondi
Cast: Marcello Mastroianni, Ettore Manni, Anna Prucnal

Fellini, grazie alla sua indiscussa valenza artistica, è riuscito a creare un mondo nuovo - filmicamente parlando - che si affina e si espande durante tutta la sua carriera. Un pianeta personalmente originale, autoconcluso e ben delimitato che non ammette instrusioni o divagazioni. Il rischio dunque che maggiormente corre un autore è quello di ripetersi, celebrarsi, ripiegarsi su sé stesso fino a sfornare prodotti chiaramente autoreferenziali. Il regista romagnolo è ossessionato dal suo universo personal-autobiografico e ne "La città delle donne" lo dimostra in ogni singola inquadratura, in ogni soffio sibilante prodotto dal vento del ricordo (così ricorrente nei suoi film da diventare cifra stilistica o, per lo meno, suono identificativo), in ogni formoso femminino uscito dalle tempeste ormonali della sua gioventù. Eppure Fellini non stanca, non annoia, pur rimanendo immutato cambia continuamente, trasportato dalla fantastica forza di propulsione di un'immaginazione viva, di un talento visionario inusitato, di una vitalità sempre e comunque spettacolarizzata.
"La città delle donne" è l'ennesima prova corale in cui Fellini fa Fellini (e gli riesce benissimo, come al solito), si autocita, si compiace del suo personalissimo modo di guardare le cose. Il rocambolesco avanspettacolo della vita-circo è nuovamente portato alla ribalta, l'alter ego Mastroianni-Fellini-Snaporaz diventa esploratore dell'universo femminile tanto affascinante quanto sconosciuto e incomprensibile. La memoria si fa trainante e inossidabile, pietra angolare della produzione artistica felliniana. In un gioco interiore di scatole cinesi, in un tripudio inventivo che affascina e cattura, l'esploratore-amante-regista è protagonista di un viaggio non voluto nei meandri (non sempre piacevoli) dell'altro sesso, delle sue paure, ossessioni, malizie, debolezze. Ne esce mutato ma consapevole della inostituibile importanza della donna che, con le sue mille sfaccettature, è uno dei misteri più grandi (e, parallelamente, anche uno dei doni più grandi) che un uomo si troverà a decifrare nel corso della vita.
Criticata dalle femministe dell'epoca (nonché da tutti quelli che mancano di senso dell'umorismo), la pellicola non può che essere amata senza condizioni da chi crede ancora che il cinema sia invenzione continua e straripante di immagini e concetti, magari a scapito della linearità narrativa.

La città delle donneRecensito da Matteo Ruzza4,0
Questa e' l'opinione di Matteo Ruzza. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Maurizio Macchi  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.

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