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Quell'oscuro oggetto del desiderio

di Matteo Ruzza | Inserisci un commento
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QUELL'OSCURO OGGETTO DEL DESIDERIO
Cet obscur objet du desir

 
1977 - 102 minuti

Regia: Luis Bunuel
Sceneggiatura: Luis Bunuel, Jean-Claude Carriere
Cast: Fernando Rey, Carole Bouquet, Angela Molina

Indiscusso maestro spagnolo (ed internazionale) del surrealismo, con "Quell'oscuro oggetto del desiderio" Bunuel confeziona - come suo solito - un'opera provocatoria e dalle molteplici possibilità di lettura. La pellicola ha il sapore di un testamento artistico e ripercorre diverse tematiche ossessive del cineasta iberico: il sesso, il cibo, il potere, la ricchezza fino a strutturarsi in una lettura-critica radicata e impietosa (oltre che inconfondibile) della società e dell'uomo.
La trama è oniricamente sconclusionata: il ricco borghese Mathieu (Fernando Rey) rivive attraverso una rievocazione frammentaria le movimentate vicende amorose che lo legavano (o lo legano?) ad una giovane e squattrinata ballerina di flamenco, Conchita (Carole Bouquet, Angela Molina). Per quanto apparentemente dotati di una logica, i flash-back narrati/visualizzati durante un simbolico viaggio ferroviario e ascoltati altrettanto simbolicamente da un uditorio d'eccezione (una madre e la figlia, un giudice, uno psicologo nano) sono da leggere (interpretare) come un sogno che è rielaborazione e risemantizzazione di eventi accaduti più che semplice rievocazione degli stessi. Bunuel si diverte a fare una parodia decontestualizzata dell'amour fou, disseminando trappole e tranelli (narrativi certo, ma sono da tenere d'occhio anche gli oggetti rappresentati) per lo spettatore, creando un personaggio femminile schizofrenico e imprevedibile (Conchita è interpretata da due diverse attrici che si alternano, di scena in scena, in maniera apparentemente casuale), introducendo un improbabile guerreggiare fra gruppi terroristici rivali nella città di Siviglia, tutti elementi che aumentano esponenzialmente il caos visivo, interpretativo e tematico del film ma che costituiscono, d'altro canto, il suo punto di forza.
Se nel precedente "Il fascino discreto della borghesia" si poteva parlare di convivium interruptum, qui è palese la reiterazione di un coitus interruptus: i due (tre) protagonisti, non riescono mai a congiungersi e il rapporto rimane incompleto. Diverse sono le aspettative reciproche maschili e femminili, diversi i modi di amare. L'eros è battaglia e gli amanti non possono che unirsi dopo tanto scontrarsi in una sconvolgente, inaspettata, freudiana esplosione finale. L'incubo è finito, siamo di nuovo svegli. A voi l'interpretazione.

Quell'oscuro oggetto del desiderioRecensito da Matteo Ruzza4,0
Questa e' l'opinione di Matteo Ruzza. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin
Maurizio Macchi  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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