Nostos - Il ritorno

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NOSTOS - Il ritorno
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1990 - 85 minuti

Regia: Franco Piavoli
Sceneggiatura: Franco Piavoli
Cast: Bruno Minniti, Alex Carozzo, Giuseppe Marcoli

Nove anni dopo il successo de "Il pianeta azzurro", Franco Piavoli torna al cinema con "Nostos - Il ritorno" dove, partendo dall'Odissea, imbastisce una nuova visione dell'Ulisse omerico. L'Ulisse di Piavoli è un eroe spietato e crudele ma che, ad un certo punto, sogna di ritornare a casa. E il suo viaggio è un ritorno non solo nelle braccia della moglie, ma soprattutto un cammino catartico che vede purificarsi il nostro eroe dalle malefatte della guerra grazie all'intercessione di Madre Natura. Non è un caso che abbia nominato sia Madre Natura che Penelope, entrambe figure materne: "Nostos - Il ritorno", più intrinsecamente, non ci racconta nient'altro che il percorso di un uomo che vuole recuperare la sua condizione di neonato (e quindi di innocenza). Il regista esplicita la cosa con almeno due sequenze, quella ambientata nella grotta, dove Ulisse non è altro che l'ombra riflessa nell'utero della Terra, e quella di una nuotata affannata verso una luna riflessa nel mare, che paragona (nemmeno troppo velatamente) Ulisse con uno spermatozoo e la luna con un gigantesco e luminescente ovulo. Le immagini che ci raccontano il viaggio del protagonista sembrano arrivare direttamente da "Il pianeta azzurro", solo che in questo caso si assumono il grande impegno non solo di emozionare lo spettatore ma di diventare soprattutto una sorta di descrizione psicologica del protagonista della pellicola, scelta che sembra riprendere il discorso dell'espressionismo tedesco (anche se naturalmente, con risultati visivi differenti).
Poi c'è il suono, elemento fondamentale nel cinema di Franco Piavoli che, in questo caso, compie la scelta estrema di scrivere i dialoghi in una lingua da lui inventata, che riprende in parte latino, greco e le lingue della zona mediterranea. "Nostos - Il ritorno" si trasforma dunque in un film dove non sono le parole a portare il significato, ma sono i suoni gutturali di questa nuova lingua, incomprensibili nel loro reale significato, ma del tutto chiari se ci si lascia trasportare dal loro suono. I dialoghi quindi si fondono e diventano parte integrante di una colonna sonora ben architettata da Piavoli, che la inserisce in un montaggio straordinariamente evocativo ed epico (seppur lontano dall'epica che ci immaginiamo).
Alle prese con una storia più solida e complessa, Piavoli si dimostra essere nuovamente un autore originale, un narratore che sa andare al cuore della questione pur concedendosi preziose derive visive, un tipo di poesia per immagini che sa arrivare nel cuore dello spettatore.

Questa è l'opinione di Matteo Contin. I pareri del resto dello staff:
Maurizio Macchi  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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