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Million dollar baby

di Matteo Contin | Inserisci un commento
(17 voti)
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MILLION DOLLAR BABY
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2004 - 132 minuti

Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: Paul Haggis
Cast: Clint Eastwood, Hilary Swank, Morgan Freeman

Un allenatore, il suo unico amico, la voglia di una ragazza di diventare uno dei migliori pugili del mondo.
Nel nuovo film di Clint Eastwood "Million dollar baby" si narra la tipica storia americana. La solita ragazza che viene dai bassifondi, sfruttata dalla famiglia, cerca una rivincita con la vita. Questa rivincita è di diventare un pugile. Per farsi aiutare in questa impresa, cerca di assoldare l'allenatore impersonato da Clint Eastwood che, come al solito, cerca di mantenere le debite distanze da una donna pugile. Nonostante questo, accetta l'incarico. Mentre la ragazza si allena con tenacia e testardaggine, le vittorie aumentano, il legame tra i due cresce, tanto da essere poi uniti da un legame molto simile per forza e continuità da quello familiare. E qui entra in gioco il ribaltamento della situazione o, come lo chiamavano i greci, katastrophe. Il match è il più importante che fino ad ora abbia mai fatto la ragazza, match che, nel caso di vincita la eleverà alla gloria. Match che, in caso di perdita, la farà sprofondare di nuovo nel baratro dell’anonimato e della povertà. L'avversaria è una ex-prostituta di Berlino ovest, famosa per il suo poco pulito spirito sportivo. Il match inizia, le scorrettezze si fanno subito vedere. Nonostante questo la ragazza continua a non mollare, fino a quando riesce a metterla al tappeto una volta. Comincia un altro round, l'arbitro le divide. La ragazza si gira, l'avversaria la colpisce al volto. Cade. Sullo sgabello. La katastrophe.
A questo punto si sa, la vicenda deve prendere una brutta piega. Paralizzata dalla testa in giù. Coraggio, serve solo coraggio. La voglia di riprendersi e ricominciare. Non è vero. Eutanasia. Chiede al suo allenatore di ucciderla. Per lui è come uccidere sua figlia, perdere una persona a lui molto cara. Ma lo fa, capisce che quella è la soluzione migliore per lei. Capisce che soffre in quella condizione. La uccide. Poi, lui sparisce. Non si sa dove sia finito. Si è annullato.
La tipica storia americana finisce nella sala dell'ospedale. Se infatti nella prima parte la voglia di vincere su tutto prevale in un modo anche abbastanza ripetitivo e già visto, nella seconda parte tutto cambia, sotto un'ottica di un pessimismo universale ma anche di grande amore. Questo è sicuramente il maggior punto di forza del film, quello di ribaltare il normale andamento del film drammatico americano.
Vorrei però chiarire un aspetto importante della pellicola. Il film non è pro o contro l'eutanasia, non è un manifesto o un invito di schieramento come poteva essere "Mare dentro" di Amenabar (anche se effettivamente non lo è totalmente nemmeno questo), ma solamente un film dove si punta a mettere in luce le relazioni umane e fino a dove esse si possono spingere. Far vedere che chi ama una persona può anche arrivare a ucciderla per farla felice.
Un grande film ha anche grandi attori. Penso che Clint Eastwood con questa prova ci abbia regalato la sua migliore interpretazione in assoluto (sebbene il doppiaggio non sia granché), commovente ed ostinata al punto giusto, dove la sua leggendaria faccia di pietra è riuscita a far trasparire emozioni e sentimenti attraverso uno sguardo, attraverso lo spostarsi di una ruga sul volto. Vera star della pellicola è però Hilary Swank. Dopo i fasti di "Boys don't cry", torna a interpretare la parte di una donna molto mascolina. Non è solo la lunga e faticosa preparazione atletica che rende il personaggio, come dire, tridimensionale, ma è proprio il lavoro psicologico che fa su di esso. Un'interpretazione a livelli, che raggiunge il suo culmine non durante la sua mobilità, ma proprio durante l'ultima mezz'ora di film, quando ogni movimento è soffocato e il suo volto è distrutto. Mezz'ora dove ogni tentativo degli spettatori di rimanere impassibili finisce miseramente, costretti tutti a regalare pianti e lacrime allo schermo. Meritatissimi quindi i due Oscar a Clint Eastwood e Hilary Swank. Per Morgan Freeman c'è sicuramente il bisogno di fare un altro discorso. Non posso non dire che è un grandissimo attore, ma devo purtroppo ammettere che ultimamente non riesce a regalarci buone interpretazioni. Nemmeno in questo caso raggiunge alti livelli, forse per il ruolo marginale, forse per essere passato un po' inosservato a fianco degli altri due attori. Insomma, l'interpretazione non valeva l'Oscar anche se si può benissimo pensare che gli sia stato dato come un contentino, al posto degli altri mai ricevuti.
Con questo film Clint Eastwood raggiunge la sua maturità artistica da punto di vista della regia. Nel corso degli anni, il suo percorso da regista l'ha portato a sviluppare i temi e le storie più diverse, alla ricerca di uno stile ben preciso. Con "Mystic River" trova però il modo di sviluppare temi importanti coniugandoli con il più puro intrattenimento. Con "Million dollar baby" trova la stabilità, attraverso una regia pacata e classica, ombre che tagliano volti, ombre che modellano corpi.
Un allenatore.

Million dollar babyRecensito da Matteo Contin4,0
Questa e' l'opinione di Matteo Contin. I pareri del resto dello staff:
Maurizio Macchi
Marta Mischiatti
Matteo Ruzza  n.v.

Responses || Discussion || Debates || Commentaries

Ci sono 2 commenti | Inserisci un commento

  1. Commento inserito da sara:

    ti ricordo che morgan freeman ha vinto l oscar per qst film! miglior attore non protagonista
    .. cmq film spettacolare:)


  2. Commento inserito da Mau:

    Sara, se rileggessi il paragrafo che parla dell’interpretazione di Freeman l’abbiamo detto chiaramente che ha vinto l’Oscar… E abbiamo anche osservato che sembra che questo sia un contentino per quelli che non ha mai ricevuto, più che un vero e proprio Oscar per una performance che non è agli alti livelli che ci si sarebbe attesi.
    E poi, comunque, ricordiamoci che l’Academy non è un oracolo e l’Oscar non è necessariamente un segnale assoluto di qualità…

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