Multiple maniacs

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MULTIPLE MANIACS
id.


1970 - 90 minuti

Regia: John Waters
Sceneggiatura: John Waters
Cast: Divine, David Lochary, Mary Vivian Pearce

Se qualcuno vomita guardando un mio film
è come se ricevessi una standing ovation.

Perchè si finisce con l'innamorarsi di un regista come John Waters? Forse perché ha la grande capacità di raccontarci personaggi al limite con un cinema anch'esso al limite, al limite della decenza (tecnica), al limite del possibile (narrativo), al limite geografico e al limite della realtà. Quella di Waters è una realtà grottesca e amplificata nelle sue perversioni e che, proprio per questo motivo, riesce ad essere più realistica di qualsiasi documentario. Non è un caso che negli anni '70 la regia di Waters ricordi proprio l'approccio al documentario, dove il regista si ritrova immerso in un circo di perversioni, in una fiera di freaks e outsider che è costretto a documentare, indugiando spesso e volentieri sulle cose più sensazionali, più scandalose, anticipando forse l'approccio che da lì a qualche anno avrebbero usato anche i blasonati giornalisti per raccontare le notizie.
Subito dopo aver esordito al lungometraggio con "Mondo trasho", John Waters ritorna sul grande schermo con "Multiple maniacs", il suo primo film con l'audio sincronizzato.
La storia è quella di Lady Divine e di suo marito Mr. David, proprietari de La calvalcata della perversione, un freak show con cui girano gli Stati Uniti. Dopo drogati, mangiatori di vomito e pervertiti di varia natura (si va dai feticisti agli omosessuali) particolarmente apprezzati dal pubblico borghese dello show, scopriamo che Divine è tradita da David. Scossa dalla terribile scoperta, Lady Divine incontra l'Infante di Praga che la accompagna in chiesa, dove la nostra eroina viene masturbata con un rosario da una devota fedele (la scena venne girata in una vera chiesa all'oscuro del sacerdote). Da questo momento in poi Lady Divine si trasformerà in uno spietato serial killer che la porterà ad un finale catartico tanto drammatico quanto grottesco.
E' il 1970 quando John Waters gira questo film. Il 1968 era passato da poco e la generazione hippy stava iniziando il suo declino. Waters dichiarò di aver girato questo film sulla violenza proprio per provocare gli hippy tutto amore e fiorellini, ma il film trovò pubblico proprio tra di essi.
La vena irriverente di Waters colpisce nuovamente, toccando i punti cardine su cui ruota la sua filmografia: si parte con lo strano caso degli omicidi Manson (nel finale originale si sarebbe scoperto che era stata Divine ad aver ucciso Sharon Tate), la religione (qui sospesa in una visione splatter-consumistica in un montaggio alternato con la masturbazione sopraccitata) e naturalmente la violenza, tema approfondito in una visione ampia e variegata. La scena madre della pellicola però è la violenza carnale che Divine è costretta a subire da una gigantesca aragosta che sbuca all'improvviso. Lobstora, questo il nome dell'aragosta, venne aggiunta da Waters dopo aver visto una cartolina di Provincetown, località marina del Massachussets, dove una gigantesca aragosta volava nel cielo. La scena dello stupro quindi, nonostante le urla di una disperata Divine, è una visione surreal-kitsch, amplificata dal fatto di avere in bella visione i cavi che sostengono la terribile creatura.

Curiosità: il titolo del film è un omaggio che Waters ha voluto tributare al collega Herschell Gordon Lewis e al suo "Two thousand maniacs!".

Questa è l'opinione di Matteo Contin. I pareri del resto dello staff:
Maurizio Macchi  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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