Edipo re (1967)
EDIPO RE
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1967 - 104 minuti
Regia: Pier Paolo Pasolini
Sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini
Cast: Silvana Mangano, Franco Citti, Carmelo Bene
Siamo a Tebe. Una pietra miliare sta lì a ribadirlo, a rafforzare il concetto. Eppure, la sequenza successiva, come un gioco di immagini e di sogni che scavalcano il tempo e lo spazio, ci ritroviamo in un paesaggio bucolico, che potremmo localizzare nel Nord Italia e situare cronologicamente durante gli anni '20. Siamo lì, eppure siamo a Tebe, dove Giocasta dà alla luce un bimbo e dove il padre inizia subito a guardarlo torvo. La didascalia ci dice che il bambino è arrivato a prendere il posto del padre. Magari ruberà il suo regno, magari ruberà il cuore della madre. Ci sono poi sonni inquieti e piedi stretti alle caviglie. E' invece una musica africana che ci porta lontano (nel tempo e nello spazio), là in Grecia, sul Citerone dove quei piedi stretti li ritroviamo legati ad un palo. Il bambino abbandonato viene raccolto e portato a Corinto e donato al re della città che lo alleva come un figlio. Ma dentro allo stomaco di Edipo - questo il nome del bambino - si muove qualcosa di grande, un vortice di mistero che lo porta a Delfi ad interrogare l'oracolo, che non solo evita di rivelargli il suo
passato, ma gli predice che ucciderà suo padre e giacerà nel letto con la madre. Edipo evita così di tornare a Corinto e prende casualmente la strada per Tebe. Lì si consumerà il suo triste destino.
Nel 1967 Pier Paolo Pasolini si cimenta con l'Edipo re di Sofocle, testo che offriva e offre molteplici punti di vista delle vicende narrate. Potremo citare la base thrilling del racconto (non a caso viene considerato da molti come il primo giallo della storia della letteratura), oppure le letture psicanalitiche di Freud, fatto sta che il testo di Sofocle si presenta come una base ricca per il lavoro di un intellettuale come Pasolini. La chiave scelta del regista è quella di una sorta di autobiografia che descrive il ritorno ad una dimensione primitiva del mondo, fatta di emozioni pure, di sofferenze e di una tensione emotiva che si fa motore della volontà e della forza dei personaggi. L'Edipo di Pasolini è un personaggio caricato, che ha il volto teso ed esplicito nella sofferenza emotiva di un Sergio Citti volutamente sopra le righe. Accanto a lui troviamo Silvana Mangano nella parte di Giocasta. Pasolini prefersice accennare il rapporto incestuoso tra madre e figlio, preferendo dipingere il personaggio di Giocasta con il distacco emotivo e l'impenetrabilità materna di una Madonna, icona e al contempo iconoclasta, dove il pallore lunare della sua carnagione dipinge innocenza e tremenda paura con un solo sguardo.
Ma è il finale forse a rendere più esplicita la morale della pellicola. Consumatasi la tragedia, Edipo si acceca, in un moto catartico che dovrebbe purificarlo da quello che erroneamente chiameremmo peccato, dato che tutto era scritto nel destino del giovane. E come all'inizio d'un tratto ci ritroviamo sul Citerone, nel finale siamo letteralmente catapultati nella Bologna di fine anni '60. Ecco Edipo, cieco, ed ecco Angelo, il suo messaggero-accompagnatore. Edipo non trova pace in nessun luogo. Si ferma qualche minuto, intona con il flauto qualche melodia, dopodichè chiama a gran voce Angelo. E dal centro città si spostano man mano nella periferia, tra le fabbriche, il degrado e le pozzanghere piene d'acqua sporca. Poi un prato. Lo stesso prato dove Edipo venne abbandonato. E lì dove la sua storia è iniziata, lui finisce di essere.
Edipo re (1967)Recensito da Matteo Contin3,5
Questa e' l'opinione di
Matteo Contin. I pareri del resto dello staff:
| Maurizio Macchi | n.v. |
Marta Mischiatti | n.v. | Matteo Ruzza | n.v. | | |
Commento inserito da michele:
Nel suo dramma e un film con alta sensualità perversa