Cube - Il cubo

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CUBE - Il cubo
Cube


1997 - 90 minuti

Regia: Vincenzo Natali
Sceneggiatura: Andre Bijelic, Vincenzo Natali, Graeme Manson
Cast: David Hewlett, Nicole de Boer, Maurice Dean Wint

Un poliziotto, una studentessa di matematica, un misterioso impiegato, una dottoressa, un ritardato, un mago delle evasioni ed un uomo dal ruolo non ben definito: sette individui. Senza ricordarsi come sono finiti lì, tutti e sette si svegliano all'interno di un cubo, che su ogni parete ha un apertura. Ogni apertura è contrassegnata da triplette di numeri e ognuna conduce ad altri cubi adiacenti, alcuni dei quali contenenti trappole mortali. Come sono finiti lì? Perché loro? Ma soprattutto, che cos'è il cubo?
"Cube - Il cubo", primo lungometraggio del canadese Vincenzo Natali, è uno di quei chiari esempi che dimostrano come la scarsità di mezzi e denaro non siano totalmente vincolanti nella realizzazione di un buon film. Girato con soli 350.000 dollari, questo film indipendente non ha singoli punti di forza eccellenti, ma funziona alla perfezione nella sua totalità di espedienti, trucchi e furbizie del regista. Scenograficamente infatti tutto è stato realizzato con un solo cubo grande meno di 5 metri per 5, al quale sono state modificate le luci per far sembrare che i protagonisti si spostassero da una stanza all'altra, come richiesto dalla trama. Gli effetti splatter sono pochi, ma buoni, e contribuiscono a gettare subito le basi per l'atmosfera generale del film. Fra gli attori non ci sono grandi nomi ed effettivamnte le interpretazioni non sono un granché, ma per una pellicola di questo tipo ci si può ritenere soddisfatti, d'altronde non si sta mica recitando Shakespeare! Forse fra i dettagli più appassionanti (che poi tanto dettaglio nemmeno è) c'è inoltre pure il sistema numerico che regola i collegamenti fra i vari cubi: da verificare se effettivamente il tutto funziona senza nessuna pecca matematica!
Per il resto, Natali dirige per tutto il film con grande abilità, ricrea sempre un ritmo sufficientemente sostenuto e, sebbene si capisca subito chi effettivamente ce la farà ad uscire alla fine dal cubo, gioca bene con i vari personaggi e con le loro psicologie. Fra le caratteristiche più apprezzabili della pellicola c'è inoltre la trama, che non svela mai troppo né troppo poco: i dialoghi sono a tratti bruttini, ma per il resto Natali è molto scaltro a non voler spiegare tutto nei singoli dettagli. Ad un certo punto egli aveva infatti girato una scena che prevedeva che i protagonisti trovassero tracce di cibo extra-terrestre all'interno del cubo, ma poi la eliminò senza pensarci su due volte, come eliminò anche il cortometraggio girato poco dopo l'uscita del film che mostrava l'esterno del cubo e che spiegava quindi la sua vera natura. Levando allo spettatore tutte queste informazioni il regista lo distoglie intelligentemente dalla questione prettamente logica dell'inquadramento nel mondo reale (cito anche la tagline del film: Non cercare una ragione, cerca una via d'uscita) e gli permette di concentrarsi sulle caratterizzazioni dei personaggi. Con essi Natali si diverte a giocare ad invertire i ruoli di protagonisti e personaggi secondari, di eroi ed antagonisti, in modo da aumentare così ulteriormente il senso di alienazione, di mystery, di paura e d'angoscia. Anche i simbolismi a cui il film può ricondurre sono solo lievemente accennati, non portano per niente ad avere l'ambizione di far assumere alla pellicola chissà quale significato filosofico, ma lascia anche agli amanti di queste cose spunti sufficienti per svariate riflessioni metaforiche.
"Cube - Il cube" ha avuto un sequel, "Hypercube - Cubo 2" (2002), e un prequel, "Cube zero" (2004), entrambi non all'altezza del loro predecessore.

Curiosità: Tutti i protagonisti hanno i nomi di celebri carceri (eh, sì!) del mondo, tra l'altro non casualmente assegnati. Infatti a San Quintino (USA) si fa uso di modi violenti (il poliziotto Quentin), a Leavenworth (USA) vige un rigido insieme di regole (la matematica di Leaven) ed inoltre è composto da nuove strutture costruite in proprio (il personaggio di Worth), Holloway (Gran Bretagna) è un carcere femminile (la dottoressa), Rennes (Francia) è stato d'esempio per la costruzione di altre prigioni più moderne (il concetto di esperienza del personaggio del fuggitivo), Kazan (Russia) è un penitenziario per malati mentali (il ritardato) ed infine Alderson (USA) è noto per le sue punizioni mediante isolamento (la prima vittima, che vediamo brevemente fra i titoli di testa e l'apparizione del titolo del film).

Questa è l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

Commenti (1)

  1. Commento inserito da Camy:

    Non avevo mai sentito parlare di questo film, ma quando l’ho visto mi è piaciuto . La storia coinvolge molto perchè vede protagonista un gruppo di persone che cerca di trovare l’uscita da questo cubo dove sono intrappolati, ma devono fare i conti con una serie di trappole che si nascondono in ogni stanza…… Bella anche la regia.

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