Revolutionary road

di Francesco Ambrosiano
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REVOLUTIONARY ROAD
id.

 
2008 - 119 minuti

Regia: Sam Mendes
Sceneggiatura: Justin Haythe
Cast: Leonardo DiCaprio, Kate Winslet, Michael Shannon

Fresco trionfatore ai Golden Globes grazie all'interpretazione di Kate Sam Mendes wife Winslet, "Revolutionary road" è l'adattamento cinematografico di uno dei più importanti casi letterari di sempre, l'omonima opera di Richard Yates.
E chi altri se non Sam "American Beauty" Mendes poteva portarlo sullo schermo per continuare la sua impietosa trivellazione nelle viscere delle periferie ordinate, delle grandi case con giardino e capanno degli attrezzi, dei silenzi e dei sorrisi della middle-class americana?
Una prima parte affascinante e registicamente ben costruita ci introduce in modo deciso nella vita dei due protagonisti, i Wheeler, coppia all'apparenza perfetta con parecchi scheletri nell'armadio, ma troppo presto "Revolutionary road" ci rivela la sua vera essenza di infinito agone drammatico tra la bionda Kate "Titanic" Winslet e l'altrettanto biondo Leonardo "Titanic" DiCaprio, i Wheeler appunto.
La lunga serie di confronti verbali, litigi e discussioni più o meno sensate che rappresenta la struttura portante di "Revolutionary road" non riesce a reggere per le due ore scarse di durata del film e sono solo interventi estemporanei ma forzati come quello del lucidissimo John Givings o della scappatella di Frank a riportare il treno sui binari.
Il vincitore di questa lunga contesa non può essere che il buon Leo, molto più sul pezzo e convincente. La Winslet si lancia invece in peripezie acrobatiche ma ben presto perde la terra sotto i piedi e l'atterraggio è tutt'altro che morbido. La sua isteria è ridondante e a tratti troppo teatrale, ricorda - e per il sottoscritto questo è tutt'altro che un complimento - le scenate mucciniane delle varie Mezzogiorno e Morante, piene di pathos ma senz'anima alcuna.
DiCaprio è la vera anima del film. La trasformazione del middle-man americano è personificata in maniera convincente, così come l'incarnazione del vero sogno americano che altro non è se non una grande casa bianca in un bel quartiere con tanti marmocchi che giocano nel verde giardino. Il suo Frank Wheeler è una vittima consapevole di questo sogno e, fateci caso, c'è un momento in cui l'ingombrante ricordo del padre diventa una sorta di epifania. Il futuro non è a Parigi ma è lì, nella terra delle opportunità. Il tempo dei sogni finisce per tutti, prima o poi, ma i sogni di Frank non si infrangono contro il muro di immaturità eretto dalla moglie, si evolvono e diventano una realtà tangibile fino al preventivabile epilogo. Inesorabile e, ahimè, atteso. La bolla di sapone che era la vita dei Wheeler si dissolve in una silenziosa esplosione nella tranquilla Revolutionary road.
Sam Mendes non colpisce il bersaglio, lo sfiora facendo registrare un paio di passi indietro rispetto alla glaciale perfezione di "American beauty". E se fosse stata la scelta dei due protagonisti principali la causa prima di questo fallimento?

Questa è l'opinione di Francesco Ambrosiano. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Maurizio Macchi  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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