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Il miglio verde

di Maurizio Macchi | Inserisci un commento
(10 voti)
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IL MIGLIO VERDE
The green mile


1999 - 188 minuti

Regia: Frank Darabont
Sceneggiatura: Frank Darabont
Cast: Tom Hanks, Michael Clarke Duncan, David Morse

Forse fra i più amati libri di Stephen King, Il miglio verde era una storia difficile da trasporre sul grande schermo, ma il regista Frank Darabont ("Le ali della libertà") non si è tirato indietro e, anzi, grazie anche all'ottimo supporto da parte dei suoi reparti tecnici ed artistici, è riuscito a far vivere in maniera emozionante le oltre 500 pagine del romanzo. La sceneggiatura, scritta dallo stesso Darabont, è eccezionale ed esclude con abilità piccoli dettagli presenti nel libro, ma senza modificare niente di vitale importanza sia nella trama sia nelle atmosfere.
Racchiuso in un prologo e un epilogo che vede il protagonista Paul Edgecomb anziano, tutta la storia è il ricordo di quando egli faceva la guardia carceraria nel braccio E, dove i condannati a morte rimanevano rinchiusi nell'attesa di finire sulla sedia elettrica. L'ultimo miglio, veniva spesso chiamato negli USA il braccio della morte dei penitenzari, ma quello di Cold Mountain, dove Paul lavorava insieme agli amici e colleghi Burtal, Dean e Harry e all'antipatico e presuntuoso raccomandato Percy, a causa del colore del corridoio era soprannominato il miglio verde. Il 1935, nel pieno della Grande Depressione, fu l'anno delle esecuzioni di Arlen Bitterbuck, di Eduard Delacroix, di William Warthon, ma soprattutto fu l'anno in cui Paul cominciò a credere ai miracoli dopo l'incarcerazione del gigantesco John Coffey, accusato dell'omicidio di due bambine, e degli eventi che ne seguirono.
Frank Darabont, che ha dimostrato la sua bravura col bellissimo "Le ali della libertà" (curiosamente anch'esso ambientato in carcere) e, negli anni successivi, anche con "The majestic" e col recente "The mist" (anch'esso tratto da Stephen King), è un regista eccezionale, uno di quelli che riescono a coinvolgere lo spettatore dal primo all'ultimo minuto creando ritmo, inserendo gag comiche o horror nei punti giusti, sfruttando ottimamente gli effetti speciali senza mai soffocare storia ed emozioni. Anche ne "Il miglio verde" c'è praticamente tutto quello che si può richiedere ad un film di questo tipo: mantenendo sempre un certo spessore emotivo, Darabont racconta questa storia drammatica, commovente, intrisa di una spruzzata di fantasy, senza tralasciare un certo spirito da commedia, utile per regolare il ritmo e le psicologicamente pesanti atmosfere che potrebbero regnare in un film ambientato in un braccio della morte, luogo dove accadono cose orribili, peraltro nemmeno queste minimamente tralasciate dal regista (basti pensare all'angosciante scena dell'esecuzione di Delacroix, sicuramente all'altezza della descrizione che King ne fa nel libro). Molto intenso, specie nella seconda parte, è anche il richiamo religioso. Infatti, man mano che il ruolo di Coffey diventa sempre più centrale, questi significati guadagnano sempre maggiore evidenza, fino ad arrivare a coinvolgere anche gli altri personaggi, tra cui inevitabilmente anche il protagonista (emblematica la battuta (cito a memoria): «Ho fatto cose durante la mia vita delle quali non vado fiero, ma questa è la prima volta che ho davvero paura di finire all'inferno»). Invece totalmente assente, come d'altronde lo era nel libro, il tema della pena di morte, molto importante ed interessante certo, ma che qui trova giustamente poco posto dato che la pellicola si concentra su tutt'altro (anche se comunque, volendo, nel suo piccolo, si può notare la contrarietà da parte di Darabont, che dipinge le esecuzioni in maniera terrificante, sia a livello di orrore visivo sia psicologico).
A mettere in evidenza le tematiche e le emozioni del film ci sono anche le buone musiche di Thomas Newman e tutte le buone interpretazioni del cast. I personaggi sono categoricamente descritti come buoni o cattivi, ma anche se ciò potrebbe sembrare una banalizzazione della realtà, in effetti è anche come King li ha rappresentati e quindi Darabont, sfruttando lo stesso tipo di caratterizzazione, è riuscito a catturare le stesse simpatie, le stesse antipatie, le stesse reazioni nelle scene che coinvolgono l'uno o l'altro. Paul Edgecomb è interpretato da Tom Hanks, attore con cui non vado troppo d'accordo ma che qui si è calato molto bene nella parte. Passando inoltre ad apprezzare pure gli altri caratteri principali (Michael Clarke Duncan/Coffey, David Morse/Brutal, Doug Hutchison/Percy, Michael Jeter/Delacroix, Sam Rockwell/Warthon), non sono da dimenticare i piccoli ruoli che impreziosiscono la pellicola: le altre due guardie Barry Pepper/Dean e Jeffrey DeMunn/Harry (tra l'altro una specie di attore feticcio per Darabont), James Cromwell/Hal, Graham Greene/Bitterbuck, William Sadler/Detterick, Gary Sinise/avvocato Hammersmith, il divertentissimo Harry Dean Stanton/Toot-Toot ed infine i ruoli di Bonnie Hunt e Patricia Clarkson, che danno il loro apporto per rendere la storia meno maschile e meno confinata nel penitenziario.

Il miglio verdeRecensito da Maurizio Macchi4,0
Questa e' l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin
Marta Mischiatti
Matteo Ruzza  n.v.

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Ci sono 1 commento | Inserisci un commento

  1. Commento inserito da Camy:

    Il libro era bellissimo ma anche il film è stato interessante, sono rimasta colpita dall’interpretazione di Tom Hanks che di solito non è un grande attore (a parte in Forrest Gump dove mi è piaciuto tantissimo). Anche la scelta del cast, secondo me è stata azzeccata perchè confrontando con il libro ognuni attore riusciva a rendere l’idea del proprio personaggio… Ottima la regia.

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