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Salò o le 120 giornate di Sodoma

di Matteo Contin | Inserisci un commento
(6 voti)
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SALO' O LE 120 GIORNATE DI SODOMA
id.

 
1975 - 116 minuti

Regia: Pier Paolo Pasolini
Sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini, Sergio Citti, Pupi Avati
Cast: Paolo Bonacelli, Umberto Paolo Quintavalle, Aldo Valletti

Dopo la trilogia della vita (formata da "Il fiore delle mille e una notte", "Il decameron" e "I racconti di Canterbury") Pier Paolo Pasolini programmò anche una trilogia della morte. Al centro delle due trilogie, c'è sempre il sesso ma, se nella prima è visto attraverso l'occhio giocoso e favolistico di un'adolescenza pura e innocente, nella trilogia della morte il sesso avrebbe dovuto avere componenti del tutto differenti. Non è un caso che il primo episodio di questa trilogia sia quello che oggi potremmo definire il capolavoro di Pasolini, ovvero il criticato e censurato "Salò o le 120 giornate di Sodoma". Il film uscì il 22 novembre 1975, tre settimane dopo la morte di Pasolini. E la trilogia della morte non vide mai la luce.
Ispirato a Le centoventi giornate di Sodoma del Marchese De Sade, Pasolini decide però di ambientare le vicende del racconto nel 1944, in quella Salò che fu il teatro dell'effimera rinascita del fascismo. Una dittatura come le altre però: Pasolini infatti non intende smuovere le sue critiche solo nei confronti di Mussolini e della sua gente, ma più in generale di ogni dittatura, politica, sociale o spirituale che essa sia. "Salò o le 120 giornate di Sodoma" racconta le vicende di un gruppo di quattro signori (le cui cariche rappresentano una forma diversa di totalitarismo) che, rapiti un gruppo di ragazzini e ragazzine, li fanno sparire dal mondo rinchiudendoli tra le belle mura di una villa liberty, sottoponendoli a torture che, di giorno in giorno, si fanno sempre più pesanti. Fondato, come nel libro di De Sade, sul numero quattro, il film è diviso in quattro capitoli (l'antinferno, il girone delle manie, il girone della merda e il girone del sangue) che segnano la discesa negli inferi di una società che fonda il suo dominio sul controllo del corpo altrui, cannibalizzandone i desideri e gli impulsi, frenando la componente più pura e innocente (quella approfondita nella trilogia della vita) e sostituendola con una visione del sesso corrotta ed estrema che già dalle prime scene sembra portare fino alla morte, fino al congiungersi totale e totalizzante col dolore fisico della morte, nell'impossibilità fisica di riconoscere qual'è la sottile linea che divide il piacere dal dolore (sempre che una ve ne sia).
La regia di Pasolini, immersa in un'estetismo quasi minimale, fa da contrappunto ad una sceneggiatura (scritta insieme a Sergio Citti e a Pupi Avati) estrema e grottesca, dove violenza, erotismo e macabro umorismo sono immersi in una cornice quasi idilliaca, dove le pareti decorate e i lampadari liberty nascondono la vera essenza della villa, un pò come i bei vestiti e le belle parole dei quattro gerarchi. Una villa scandita da tempi e regole ben precise in cui, in un contesto dove si vuole liberare il corpo, lo si intrappola dentro schemi rigidi e riti programmati. Insieme a un altro grande film, "La grande abbuffata" di Ferreri, "Salò o le 120 giornate di Sodoma" si fa preludio degli anni '80, investiti da un'ondata di estetismo dittatoriale, di una società dei consumi dov'è solo l'apparenza del corpo a contare, dovè solo l'apparenza del corpo ad ingabbiare la libertà, che si trasforma solo in effimera visione, ridotta alla libertà d'acquisto, allo scegliere una marca piuttosto che un'altra.
Ancora oggi "Salò o le 120 giornate di Sodoma" non ha avuto un passaggio televisivo sulle televisioni terrestri.

Salò o le 120 giornate di SodomaRecensito da Matteo Contin4,0
Questa e' l'opinione di Matteo Contin. I pareri del resto dello staff:
Maurizio Macchi  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

Responses || Discussion || Debates || Commentaries

Ci sono 2 commenti | Inserisci un commento

  1. Commento inserito da Wast:

    Ero molto curioso di vedere questo film, in seguito alla trilogia della vita, al tempo stesso anche un po’ restio.
    film esteticamente d’impatto, elegante negli ambienti e nei costumi, pecca macroscopicamente nel ritmo.
    lento, tremendamente lento, per buona parte salvo accelerare sbrigativamente nel finale.

    ho preferito di gran lunga la trilogia della vita.
    “Salò…” non riesce a convincermi, imcompiuto.


  2. Commento inserito da Ha|jimE:

    Un film provocatorio e malato come la società capitalista stessa… credo che nessun’altro regista nostrano (e straniero) abbia avuto un coraggio simile… destabilizzante per le scene di violenza e soprattutto per il cinismo del finale…

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